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Tra Rinascimento e Barocco nella pittura antica
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Il percorso espositivo prosegue al primo piano: veniamo accolti in un’ampia sala che contiene un repertorio di opere di pittura databili tra il XVI e il XVIII secolo. La scelta museografica consente di esplorare i temi più diffusi, dalla pittura sacra ai soggetti mitologici alle nature morte, con opere prevalentemente di provenienza emiliana, romana e lombarda e alcuni nomi importanti del panorama della pittura dell’epoca. Molte di queste opere provengono dal lascito di Eva Galbesi Segrè, la collezionista che nel 1923 dispone il proprio testamento a favore del Comune di Monza; altre furono donate in seguito in vista dell’apertura del museo nel 1935.
La prima parte del percorso di questa sala è dedicata alla vita di Gesù: tra i pezzi esposti spicca il “San Giuseppe col Bambino dormiente”, un soggetto molto amato nel Seicento per la sua dimensione intima e familiare, attribuito a un pittore della cerchia di Guido Reni. Il “San Giovannino con l’agnello” è opera del Montalto, un importante protagonista della pittura barocca lombarda; sempre al contesto lombardo risale il quadro seguente, un “Battesimo di Cristo” di gusto leonardesco, vicino ai modi di Marco d’Oggiono. Proseguendo la visita noterai un interessante dipinto che illustra la “Guarigione del cieco” di scuola toscana, popolato di curiosi personaggi, tra cui uno che indossa gli occhiali, mentre all’ambito caravaggesco ci porta la “Negazione di Pietro”, con coinvolgenti giochi di luce e ombra. La successione delle opere ci conduce verso la narrazione della Passione di Cristo, sino al particolare intarsio ligneo che replica il “Compianto su Cristo morto” di Annibale Carracci, oggi alla National Gallery di Londra.
La sezione prosegue con due esempi di soggetti legati alla vita dei santi, con il drammatico “Martirio di San Lorenzo” attribuito a Daniele Crespi, il grande pittore lombardo morto di peste nel 1630, e la “Morte di San Francesco Saverio”, confortato dalla Madonna e dai santi negli ultimi istanti di vita, solo e abbandonato su un’isola in oriente dove aveva svolto attività missionaria.
Ora spostati sul lato opposto della sala e continua il percorso da sinistra verso destra, a partire da due belle tele seicentesche che riproducono soggetti mitologici – il “Ratto di Ganimede” e il “Riposo di Ercole” – desunti dagli affreschi dei Carracci in Palazzo Farnese a Roma e il “Prometeo” del pittore piacentino Gaspare Landi, risalente al 1782 e ispirato nella posa del giovane al celebre gruppo scultoreo del Laocoonte, che il pittore poté ammirare nel suo soggiorno di studio a Roma.
La visita prosegue con alcuni soggetti di genere molto amati tra Sei e Settecento, come l’elegantissima figura della “Astrologia” che misura il globo terracqueo con un compasso, il “Suonatore di flauto” attribuito al veneziano Giuseppe Angeli e alcune nature morte.
Degno di nota è il “Trompe l’oeil” attribuito a Filippo Abbiati e risalente alla fine del Seicento: un esempio di un genere molto diffuso e molto amato dalla committenza dell’epoca che mira a riprodurre con straordinari effetti mimetici la realtà fin nei minimi dettagli, tanto da “ingannare l’occhio” e disorientare l’osservatore, costretto a chiedersi cosa sia vero e cosa sia dipinto. L’autore qui gioca con l’effetto del quadro nel quadro, grazie alle stampe appese, e si diverte a sorprendere con la mosca dipinta, poggiata sulla tavola di legno.
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