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La Galleria dei Ritratti
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Proseguendo la nostra visita del museo, vedrai che un intero corridoio è stato allestito con l’intento di rievocare un’antica galleria dei ritratti, simile a quelle presenti nelle dimore nobiliari: anche i materiali scelti, come la tappezzeria damascata, e la collocazione fitta e ravvicinata dei quadri alludono alle gallerie di un tempo. I ritratti esposti sono stati scelti in modo da offrire una panoramica sull’evoluzione delle modalità di resa del ritratto nei secoli, dal più antico presente nelle nostre collezioni – il ritratto di Giuliano della Rovere, religioso mecenate vissuto sul finire del XVI secolo – alle opere della prima metà del Novecento. Dopo aver ammirato l’elegantissimo ritratto olandese seicentesco del principe Maurizio d’Orange, che ostenta l’insegna cavalleresca dell’Ordine della Giarrettiera, ci spostiamo nella Monza del Settecento con i ritratti di due illustri protagonisti della storia cittadina.
Il primo è il cardinale Angelo Maria Durini, membro di un’illustre casata di feudatari che fecero edificare le ville del Mirabello e del Mirabellino, oggi incluse nel recinto del Parco di Monza. Il secondo personaggio è invece il cancelliere Carlo Antonio Sirtori, esponente di una famiglia di notabili autori di interessanti “Annali” ricchi di informazioni preziose. In entrambi i ritratti notiamo l’escamotage tipico di quegli anni in cui, per agevolare l’identificazione del personaggio, si dipingevano poggiati su un piano libri, lettere o documenti da cui era possibile ricavare il nome o la qualifica dell’effigiato.
La ritrattistica ottocentesca è introdotta da uno dei capolavori esposti in museo, il ritratto di una giovane donna di Francesco Hayez: non siamo certi dell’identità della donna, ma il tenore intimo del ritratto, la posa, lo sguardo diretto svelano un rapporto non formale con il pittore e ci spingono a ipotizzare che la giovane possa essere forse Carolina Zucchi, amata in gioventù da Francesco durante il suo soggiorno milanese. Accanto a lei il ritratto composto del medico e poeta Giovanni Raiberti, protagonista del Risorgimento, che si fa ritrarre in una posa aulica, che evoca volutamente il celebre ritratto di Alessandro Manzoni.
La seconda metà dell’Ottocento vede ancora protagonisti i pittori monzesi, validi ritrattisti come nel caso di Mosè Bianchi, Mariani e Spreafico: specchio di una società in mutamento, i soggetti ritratti non sono più nobili o prelati, ma industriali e giornalisti; lo stile si fa più veloce e immediato, a cogliere le mutevoli espressioni del viso con tocchi sfaldati di colore e luce. La medesima attenzione si coglie negli autoritratti dei pittori, tra citazioni colte come nel Mariani che si autoritrae in posa come Tiziano, o velature di inquietudine come nel volto del monzese Eugenio Baioni, pittore e scultore, grande amico del marchigiano Anselmo Bucci che non a caso chiude la rassegna dei ritratti con una tela del 1931.
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