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Il XX secolo
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L’area del museo dedicata al XX secolo si apre con alcune opere dei giovani artisti che nella Monza dei primi anni del Novecento guardano alle esperienze delle avanguardie e iniziano a percorrere strade che rinnovano la produzione artistica locale. Raccolti intorno al gruppo del Cenobium, un sodalizio libero e informale di cui fece parte anche il critico Mario Buggelli, che qui vediamo ritratto da Achille Funi, i giovani Eugenio Baioni, Guido Caprotti e Anselmo Bucci si confrontano su temi analoghi. Ne sono testimonianza i tre mercati, i dipinti che i tre artisti dedicano alla piazza del mercato (oggi piazza Trento e Trieste) animata dalle bancarelle della tradizionale fiera di San Giovanni. Tagli compositivi inediti, vedute scorciate in funzione espressiva, colori intensi e vibranti rendono l’atmosfera animata e il vociare della piazza, popolata di uomini e animali. Anselmo Bucci è il pittore che più degli altri percorre la strada di un rinnovamento del linguaggio artistico: raggiunge Parigi dove frequenta i grandi nomi delle avanguardie – di quegli anni vediamo esposto il “Pont Saint Michel” – e, tornato in Italia, diventa protagonista di Novecento Italiano, il movimento fondato da Margherita Sarfatti. Baioni, che non lascerà mai Monza, si dedica alla scultura in bronzo e partecipa al concorso per il monumento ai Caduti con il bozzetto intitolato “Il sacrificio”, mentre Caprotti lascia l’Italia per stabilirsi in Spagna.
Il lato destro della sala – denominata Sala delle Capriate grazie alle imponenti strutture in legno recuperate in fase di restauro della Casa degli Umiliati – ospita invece opere pittoriche pervenute al museo grazie ai Premi di Pittura “Città di Monza” organizzati negli anni Cinquanta: grazie a queste esposizioni-concorso, sono arrivate a Monza, ad esempio, le opere di Mario Radice, importante esponente del Razionalismo con la sua “Composizione C.F.”, realizzata negli anni Trenta in cui collaborava con l’architetto Giuseppe Terragni.
Il premio cittadino ebbe il merito di aprire gli orizzonti delle collezioni monzesi sulle più avanzate esperienze dell’arte contemporanea italiana, grazie alla partecipazione di artisti rinomati a livello nazionale. Tra i premiati dalla giuria figura anche Giulio Turcato che con la sua “Composizione astratta” realizzata tra il 1952 e il 1953 manifesta l’adesione ai movimenti artistici fautori dell’astrattismo.
A una donazione dobbiamo invece l’ingresso in collezione del pastello di Renato Birolli, “Le mistiche”, datato al 1935 e caratterizzato dall’esplorazione delle infinite possibilità liriche del colore e del gesto pittorico come atto di libertà poetica.
Diversa l’esperienza del romano Fausto Pirandello, premiato con “Nudo allo specchio”, dai tratti fortemente espressionistici: artista isolato, ma non estraneo a quanto accadeva nel mondo culturale intorno a lui, tenta una via che concili il dualismo imperante in quegli anni tra astrattismo e realismo, con un linguaggio che non rinuncia al dato reale, ma lo sintetizza e lo geometrizza.
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