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Omaggio a Monza
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Il nostro percorso in museo si conclude con una serie di opere che raffigurano Monza o che sono intimamente legate alla storia della città, in un ideale omaggio al territorio. Campeggia sulla parete un capolavoro assoluto, la “Veduta della Contrada Nuova” che il pittore bresciano Angelo Inganni dipinse nel 1850. Nel momento più fervido della produzione ottocentesca di vedute urbane minuziose e ricche di dettagli di vita quotidiana, il dipinto offre una veduta da sotto i portici dell’Arengario verso la prospettiva della Contrada Nuova (oggi via Vittorio Emanuele) sino al Ponte dei Leoni. Accanto al quadro dell’Inganni, vediamo un altro edificio storico nel cuore di Monza, il Duomo dedicato a San Giovanni Battista: la veduta dell’abside mostra un taglio insolito del monumento, dal lato che affaccia sul Lambro, animato da piccole figure. I due quadri esposti di seguito ci consegnano invece preziose testimonianze storiche di due monumenti scomparsi: l’acquarello di Giosuè Bianchi, padre di Mosè, raffigura il “Dazio di Porta San Biagio”, una delle porte aperte nella cinta di mura medievali volute dai Visconti nei primi decenni del Trecento. Le mura circondavano il borgo con un anello circolare che si saldava all’altezza del Castello, raffigurato nel dipinto sovrastante. Del Castello rimangono ormai poche tracce nei pressi del fiume Lambro: già diroccato in passato, come mostra la torre sventrata, fu demolito insieme alle mura nel corso del XIX secolo, quando lo sviluppo industriale e urbano di Monza vedeva nella cinta un ostacolo all’espansione e ai commerci.
L’interno del Duomo è evocato – più che puntualmente rappresentato – nel dipinto di Mosè Bianchi che sottende un tema caro alla pittura dell’epoca, all’indomani dell’Unità d’Italia: spiccano infatti nella penombra della navata i colori delle vesti, verde, bianco e rosso che alludono al Tricolore. Umberto I, effigiato qui da Gerardo Bianchi che a Monza svolgeva anche le funzioni di fotografo di corte e che infatti rende il soggetto con un taglio moderno e fotografico, apre lo sguardo sulla presenza sabauda in città, cui si ricollega il bozzetto della decorazione della Saletta Reale, di cui hai visto in precedenza il cartone preparatorio.
Concludono il nostro percorso due pregevoli opere seicentesche. Lo Stendardo processionale, ricco di ricami e vetri colorati a imitazione di pietre preziose, ci riporta agli anni bui della peste del 1630, quella narrata dal Manzoni: Monza patì la pestilenza e gli abitanti invocarono l’intercessione divina, offrendo la realizzazione dello stendardo da portare in processione. Accanto alla Vergine col Bambino appaiono i due santi patroni di Monza: a sinistra è riconoscibile Giovanni il Battista, patrono storico sin dall’epoca longobarda; a destra è raffigurato Gerardo dei Tintori, il santo monzese fondatore nel XII secolo dell’ospedale per i poveri e i bisognosi. Pur avendo ormai una sede moderna, ancora oggi l’ospedale monzese è intitolato al santo fondatore, la cui vita e miracoli sono raccontati – completi di didascalie – nel dipinto devozionale in cui campeggia la figura del santo con i suoi attributi canonici, il bastone con il ramo di ciliegie che allude a uno dei suoi miracoli.
La visita al museo si conclude qui: puoi ripercorrere le sale o raggiungere direttamente l’uscita tornando al piano terra. Ci auguriamo che la visita sia stata di tuo gradimento: puoi lasciare le tue impressioni e i tuoi suggerimenti, se lo desideri, compilando un breve questionario disponibile alla reception.
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